Alcuni studi di affermati scienziati, dimostrano l'importanza della musica nell'attività cerebrale, sostenendo che nessuna delle attività complesse che siamo in grado di svolgere è così complessa come un'esecuzione musicale espressivamente significativa. Vi è chiara evidenza che se studiare è necessario per apprendere, studiare bene è difficile. Di fatto gli apprendisti esecutori, senza una adeguata e competente guida, tendono a utilizzare strategie che sono chiaramente inefficaci.
R. Shadmher e H. H. Holcomb, 1997 - Hanno mostrato che l'acquisizione di un'abilità motoria complessa, quale la musica, sviluppa le aree cerebrali pertinenti, inoltre, che le ore che seguono la pratica musicale, migliorano le capacità cerebrali.
R. Shadmher e H. H. Holcomb, 1997 - Hanno mostrato che l'acquisizione di un'abilità motoria complessa, quale la musica, sviluppa le aree cerebrali pertinenti, inoltre, che le ore che seguono la pratica musicale, migliorano le capacità cerebrali.
J. A. Sloboda, 1998 - Scrive: purtroppo la rozza psicologia che circola negli ambienti musicali sembra fatta apposta per trasformare le domande in misteri. Concetti quali talento e ispirazione sono in genere usati per porre la parola fine ai tentativi di comprendere e analizzare i processi cognitivi. Bisognerebbe parlare di studio e passione.
P. Monaghan, 1998 - Scrive: non vi è alcuna evidenza scientifica che ci permetta di affermare che i bambini di 3-4 anni imparino meglio o che sia consigliabile iniziare a studiare prima dei 10 anni affinché il cervello si adegui alle necessità dei compiti musicali.
C. Pascual, 2001 - Mostra come lo studio di uno strumento porti a un nuovo assetto delle mappe di rappresentazione motoria e sensitiva e delle loro connessioni, e probabilmente, a molti cambiamenti microstrutturali del cervello. In altre parole, la musica migliora le capacità motorie e sensitive, proprio perché modifica le strutture cerebrali interessate.
G. Schlaug, 2001 - Ha mostrato che anche il corpo calloso del cervello (l'insieme di fibre che connette i due emisferi) è più grande nei musicisti rispetto ai non musicisti.
J. A. Parsons, 1994 - Recentemente ha mostrato come la comprensione dell'armonia, della melodia e del ritmo, impieghino aree cerebrali e cerebellari (cervelletto) diverse e specifiche.
Tratto da: Insegnare uno strumento "Come fa il cervello ad apprendere atti motori complessi?" di Sandri Sorbi, Ed. EDT
